La casa è il luogo più intimo ma anche il più sociale in cui viviamo le nostre vite. Studiare gli stili di vita in divenire e prevedere quelli futuri è fonte di ispirazione per concepire prodotti capaci di soddisfare i nuovi bisogni abitativi sia dentro che fuori casa.

Oggi, la casa ha una nuova centralità nell’esperienza sociale contemporanea, rappresentando lo specchio non solo delle nuove tendenze estetiche ed espressive, ma anche dei comportamenti e degli stili di vita di chi la abita. È un contenitore poroso, sempre più aperto alle contaminazioni con l’“esterno” e alle innovazioni, che risponde ai bisogni desideri delle persone che nello spazio abitativo esprimono la propria identità sociale.
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Gli oggetti e gli arredi della casa hanno valore esistenziale, perché sono segni, idee, simboli di identità. La casa è la narrazione di chi la abita. Chi abita la casa immette negli spazi e negli oggetti un senso che va oltre l’architettura e il design perché entra in gioco l’irriducibile soggettività dell’abitare.

La casa muta ed evolve con l’evolvere delle istanze sociali e culturali contemporanee: la crisi, principale driver del cambiamento degli ultimi anni, ha decretato l’emergere di una pluralità di pratiche e nuove abitudini – lo swapping, l’autoproduzione, il fai-da-te, ecc. – che hanno trovato terreno fertile tra le mura domestiche.La rivoluzione digitale e il paradigma emergente della sharing economy (Airbnb, il social eating, ecc.) stanno ridisegnando e risignificando gli spazi privati nell’ottica di uno sconfinamento sempre più spinto verso lo spazio pubblico. La casa come snodo importante della sociosfera.Le nuove tecnologie hanno reso le case iperconnesse, trasformandole, in primis, nei nuovi luoghi di lavoro, nonché in “organismi” adattivi in bilico tra mondo fisico e mondo digitale.
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È proprio a partire dall’osservazione degli artefatti e dei progetti ideati da architetti, designer e interior designer, che il Trend Lab del Salone del Mobile analizza gli usi e i significati, funzionali e identitari, che le persone attribuiscono a essi nel vissuto delle loro abitazioni in risposta a bisogni, esigenze e desideri specifici.

 

La casa come luogo emozionale

L’abitare dei sensi
La casa che coniuga intimità e agio, comfort e sicurezza in cui valori come l’autenticità, la verità e l’“umanità’” guidano le scelte. È la casa lontana dai dettami delle “mode” in cui il design rappresenta un mezzo espressivo e non è fine a se stesso. È concepita come un luogo dell’anima, del cuore, della vita, intesa sia come routine che come eccezionalità e indulgenza. È il luogo in cui si vive e si torna per riconnettersi con se stessi e con la propria rete di affetti.
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L’abitare su misura

È la casa cucita sui gusti e lo stile unico di chi la abita. È il design che traduce il lusso ostentativo inteso come accumulo e/o collezionismo ma anche il lusso personale legato alla ricerca accurata della qualità e della singolarità di mobili e arredi non “ripetibili”, specchio delle proprie inclinazioni e delle proprie passioni: dall’amore per il classico – tradizionale o contemporaneo – all’eclettismo fino alla personalizzazione di materiali e tessuti. Le mura domestiche diventano anche uno spazio di sperimentazione e di auto-produzione in cui le persone mettono alla prova la propria creatività. È il luogo in cui trovano spazio i pezzi “unici” del nuovo artigianato digitale che, grazie alle nuove tecnologie di prototipazione rapida e stampa 3D, permette alle persone di interagire con i designer e partecipare attivamente al processo produttivo.

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L’abitare rinaturalizzato

È la casa che ri-crea la natura al suo interno. Qui il design trae ispirazione dal mondo organico e vegetale nelle forme, nei colori e nella texture dei materiali, che sono quelli “sostenibili” e/o “grezzi”, capaci di generare un’estetica volutamente imperfetta con forti rimandi all’immaginario rurale. È il luogo che integra natura e artificio all’insegna di un ritrovato equilibrio/armonia con l’ambiente e i cicli biologici.

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L’abitare ibrido tra dentro e fuori

La casa come spazio privato sempre più aperto, pubblico e “social”. È la casa fortemente contaminata dall’esterno, i cui spazi diventano oggetto di una rinegoziazione continua tra la dimensione privata e la dimensione pubblica. È un luogo che si apre a esperienze aggreganti e socializzanti – spesso legate alle dinamiche della cultura digitale (social eating, house concert/theatre, house swapping, ecc.) – o a esperienze prima prerogativa degli spazi pubblici (il cinema, la palestra, l’ufficio, il museo, il negozio ecc.). In tal senso lo spazio domestico diventa un luogo in continua evoluzione che assume le caratteristiche cangianti di un social hub.

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La domesticità funzionale

L’abitare iperconnesso e intelligente
La casa come nuovo ponte tra mondo fisico e mondo digitale. Gli arredi e gli oggetti domestici diventano il tramite attraverso cui questi due mondi si parlano, creando un continuum esperienziale senza limiti tra l’uno e l’altro. Questa condizione di smart connectivity rende fluida la gestione (anche in remoto) degli spazi abitativi che diventano in grado di rispondere in tempo reale ai bisogni di chi ci vive trasformando la casa in un ecosistema responsive e adattivo. Mobili e arredi vengono tecnologicamente “aumentati” acquisendo veri e propri superpoteri.
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L’abitare condiviso

È la casa community-driven che traduce le nuove istanze collaborative. Sono le “famiglie per scelta”, quelle cioè non unite da legami di parentela, che scelgono di co-abitare, mettendo in condivisione alcuni spazi della vita domestica e dando origine a nuove formule e tipologie abitative. È il luogo in cui si progetta la convivenza tra persone che condividono pratiche, valori, inclinazioni e scelte esistenziali o tra esseri umani e animali, co-inquilini a tutti gli effetti con bisogni ed esigenze specifici.

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Abitare il benessere

È la casa alleata che contribuisce attivamente al benessere di chi la vive, attraverso mobili e arredi che si “prendono cura” di chi li usa, favorendo comportamenti e interazioni “salutari” per corpo e mente.
È la casa che supporta chi non è in grado di gestirsi da solo a causa di una malattia disabilitante o dell’età che avanza. A fronte di un’aspettativa di vita che si allunga sempre di più, è un luogo in cui il design assume proprietà terapeutiche e/o è pensato per le persone con mobilità e “funzionalità” ridotte.

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L’abitare basico 

È la casa che semplifica la vita, in cui si mettono in primo piano la praticità e la funzionalità senza rinunciare all’estetica. È il design che progetta la quotidianità e l’ordinarietà in modo semplice e intelligente, ma mai banale. Sono gli oggetti minimi dall’alto valore funzionale in grado di incidere positivamente sulla qualità della vita domestica o quelli quotidiani “ripensati” e capaci di rendere speciale la normalità. In questo ritorno a una dimensione basica del vivere trovano spazio anche le tecnologie a basso consumo e intensità.

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L’abitare provvisorio

È la casa che asseconda la mobilità e la voglia di cambiamento delle persone. Nella casa specchio della contemporaneità mutevole e liquida, mobili e arredi diventano facilmente spostabili e/o smontabili per rendere agevoli gli spostamenti e/o le riconfigurazioni dello spazio abitativo. Portato agli estremi, il nomadic way of life si sta imponendo come nuovo tema progettuale nello studio di soluzioni abitative “portatili”. Case a tutti gli effetti e con tutti i comfort che possono essere facilmente impiantate in qualsiasi luogo del mondo, in campagna come in città, ridefinendo i paesaggi in cui si innestano.

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Articolo tratto da LivingScapes, ricerca condotta dal Salone del Mobile.Milano Trend Lab – il nuovo laboratorio di ricerca e centro di intelligence del Salone del Mobile – per intercettare i principali trend che emergono a livello internazionale nel mondo del design, dell’arredo e dell’abitare.